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1420 ca.

Nasce a Firenze da famiglia toscana Benozzo di Lese, più noto con l’appellativo di Benozzo Gozzoli, datogli dal Vasari nella seconda edizione delle Vite (1568). Dai documenti risulta che il nonno era un cardatore di lana e il padre un sarto.
Incerti sono gli esordi della formazione professionale di Benozzo e sconosciuta è la data in cui si iscrive alla Corporazione dei Pittori. Molti studiosi hanno accettato la tesi del Vasari secondo la quale Benozzo fu “discepolo dell’Angelico Fra’ Giovanni”.
Benozzo cresce dal punto di vista professionale in un’epoca fondamentale per lo sviluppo dell’arte e della storia fiorentina. Negli anni tra il 1430 e il 1440 lavoravano a Firenze i pittori più noti e creativi: Fra’ Angelico, Filippo Lippi, Paolo Uccello, Domenico Veneziano e Piero della Francesca.


Viene affidata a Fra’ Angelico la decorazione della chiesa e del convento di San Marco a Firenze secondo il programma iconografico dell’ordine francescano che esemplifica con scene della Passione il concetto di Cristo come esempio di vita per il monaco. E’ questo per Benozzo l’avvio del connubio professionale con il maestro, durato per oltre un decennio. Il ruolo di Benozzo nell’esecuzione degli affreschi, iniziato gradualmente, cresce nel tempo.


Benozzo si impegna a lavorare con Lorenzo e Vittorio Ghiberti alla Porta del Paradiso del Battistero di Firenze.


Benozzo è primo collaboratore e socio dell’Angelico, convocato a Roma da papa Eugenio IV che gli commissiona gli affreschi della Cappella di San Pietro, ora perduti. A questi segue la decorazione della Cappella di papa Niccolò V, nei Palazzi Vaticani, con scene della vita dei protomartiri Stefano e Lorenzo.


Benozzo termina gli affreschi delle volte della Cappella di San Brizio nella cattedrale di Orvieto, con il tema del Giudizio Universale, e conclude il suo sodalizio con l’Angelico.


Benozzo si trasferisce in Umbria, dove i suoi committenti principali sono i Francescani di cui interpreta la straordinaria eredità artistica e spirituale. Decorazione del monastero di San Fortunato a Montefalco.


Ancora a Montefalco, Benozzo lavora nella chiesa di San Francesco (Cappella di San Gerolamo e affreschi con Storie della vita di San Francesco nella tribuna). Gli affreschi sono commissionati da un colto committente, teologo e predicatore “Fra’ Jacopo da Montefalco dell’ordine dei Frati Minori”. Il tema degli affreschi di Montefalco è il leit motiv dell’ordine dei teologi Franciscus alter Christus secondo la Legenda Maior di Bonaventura.


Ciclo pittorico della Vita di Santa Rosa, ora perduto, nella chiesa delle Clarisse a Viterbo. Di questi affreschi, distrutti nel 1632, rimangono alcuni schizzi di Benozzo Gozzoli e i disegni di Francesco Sabatini.


Viene eseguita la Madonna dell’Umiltà con Santi, nota come Pala della Sapienza Nuova, per il Collegio di San Gerolamo a Perugia.


Alla sfarzosa cerimonia per la nomina di papa Pio II (Enea Silvio Piccolomini) viene chiamato Benozzo Gozzoli per preparare apparati, stendardi e bandiere.


Benozzo lavora a Firenze.


Su incarico di Cosimo inizia la decorazione della Cappella in Palazzo Medici con il Viaggio dei Magi,. Fin dalla sua costruzione, la Cappella, luogo dalla duplice funzione di preghiera e di sala per le visite, è ammirata per l’incomparabile bellezza dovuta certamente agli straordinari affreschi di Benozzo.
Qui i Medici con i loro alleati e seguaci sono raffigurati in un corteo scenografico collocato in un paesaggio reale e fantastico al tempo stesso, agghindati come i Magi e il loro seguito nell’atto di approssimarsi all’altare. Nel corteo l’artista si ritrae per ben due volte. Per spirito, stile e tecnica questi straordinari affreschi possiedono una magnificenza che non ha precedenti.


Matrimonio con Maddalena di Luca di Iacopo di Cione, figlia di un mercante di tessuti, dalla quale nasceranno nove figli, tra i quali Francesco e Alesso, divenuti artisti.


Viene commissionata la Pala della Purificazione dalla Compagnia della Purificazione, una Confraternita intimamente legata alla famiglia dei Medici.


Benozzo è a San Gimignano dove nella chiesa di Sant’Agostino affresca l’unico ciclo conosciuto della Vita del Santo nell’arte del Rinascimento toscano. Per la fine della pestilenza (1464) che imperversa sulla cittadina dipinge due immagini di San Sebastiano.


La collaborazione con l’Opera della cattedrale di Pisa dura per più di sedici anni. Dall’inizio dei lavori nel Camposanto, terminati nel 1484, fino al 1495 Benozzo fa di Pisa la sua residenza e il centro della sua attività. Per tutti questi anni il prolifico maestro dirige una bottega che esegue un grande numero di opere (pale d’altare, affreschi, tabernacoli stradali e gonfaloni) per la città e i suoi dintorni. Del monumentale ciclo pittorico con scene dell’Antico Testamento, affrescato sulle pareti del Camposanto, non rimane oggi quasi più traccia soprattutto a causa della tecnica usata, una combinazione di fresco e tempera, e dei bombardamenti del 1944.


La partenza da Pisa, conquistata dai Francesi, è dettata da motivi politici.


Probabilmente Benozzo torna a Firenze e poi a Pistoia dove, nella Sala Ghibellina del Palazzo Comunale lascia la sua ultima opera, la sinopia per la Maestà.

Muore il 4 ottobre del 1497