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MONTEFALCO: I RISULTATI DELLA "GARA DELLA CIUCCETTA"
I VIDEO DELLA GARA
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ALCUNE FOTO in attesa di molte altre raccolte fotografiche
LA
STORIA DELLA GARA Non esiste documento che ne attesti le origini con certezza storica, né alcun bando ufficiale della gara che ne indichi oggettivamente le modalità di svolgimento. La tradizione attraverso cui l’usanza di anno in anno è giunta sino a noi è esclusivamente popolare: trasmessa di generazione in generazione. Abitanti del centro storico e delle campagne, ciascuno con il proprio canestro di uova si ritrovavano in paese per sfidarsi,colpendosi reciprocamente le uova con particolari tecniche affinate nel tempo dall’esperienza dei partecipanti. Come è in tutte le tradizioni che affondano autenticamente le loro radici nello spirito popolare, nella stessa “cuccetta” possiamo osservare una notevole ricchezza simbolica: agonismo e festeggiamento marciano in parallelo. Perché una festa sia una festa, occorre che ci sia una gara: che ci sia un vincitore e uno sconfitto, grazie a questi elementi gli animi della folla si agitano e si esasperano, tutti sono più o meno partecipanti in un fervore che rende la giornata diversa dalle altre. Del resto una competizione non potrebbe avvenire se non che in un giorno in cui vi sia motivo per festeggiare , e così non c’è festa senza gara e non c’è gara senza festa. Nelle stesse giornate pasquali, mentre alcuni si sfidavano alla “ciuccetta”, altri facevano lo stesso a “cuturillu”: lasciavano che le uova rotolassero per la discesa dello “stradone”di Montefalco e la vittoria andava al proprietario dell’uovo che percorreva più tragitto prima che il guscio si rompesse. Al vincitore andava la gloria di qualche giorno e pure la possibilità di tornare a casa con il canestro colmo delle uova dei perdenti: questa ultima doveva essere una ottima motivazione che inducesse alla competizione in una economia essenziale quale quella rurale e paesana. Comunque la tradizione di un gioco come quello della “ciuccetta” implicava che l’economia del paese non soffrisse di certo di una penuria di uova; ed infatti esiste un documento risalente al 1358, che attesta una vendita significativa di uova da parte di un certo Massolo di Montefalco al convento di san Francesco in Assisi. Se il convento assisano acquistò milleduecento uova da un cittadino montefalchese, ciò prova la centralità di Montefalco nel commercio delle uova. Esistono molti altri documenti relativi a vendite di uova e a legislazioni a riguardo, e pure il documento della costituzione di una società che commerciava uova nel mercato romano. Allora, in questa abbondanza di uova è possibile supporre che la “ciuccetta” fosse una invenzione del ceto artigiano: gli artigiani del centro storico, mancando di un pollaio, erano fortemente motivati dalla prospettiva di vincere qualche uovo sfidando chi ne avesse in abbondanza. Ed in effetti durante il periodo pasquale, macellai, fabbri, falegnami, calzolai, vasari, sotto il bancone delle loro botteghe era facile che avessero qualche uovo dal guscio duro, con il quale sfidare i contadini che nei giorni di mercato venivano in paese a rifornirsi. Le notevoli mutazioni economiche ed urbanistiche dell’ultimo trentennio hanno di certo contribuito ad un assopimento di queste antiche usanze in precedenza molto sentite, ed oggi solo una minoranza è ancora animata dallo stesso spirito che un tempo induceva gli abitanti di Montefalco ad organizzarsi con mesi dio anticipo nella selezione delle uova più dure; ed inoltre è invenzione recente la forma ordinata di torneo a eliminatorie che oggi la gara ha assunta: in precedenza bastava venire in paese nei giorni prossimi alla Pasqua per improvvisare sfide a due con avversari incontrati sul posto per caso: ogni angolo della città era buono per dar vita ad una sfida e ad una scommessa. A rendere la “ciuccetta” una tradizione tipicamente pasquale era l’uso dell’uovo: simbolo antichissimo di vita e di creazione. Un oggetto apparentemente appartenente al mondo minerale dalla forma oblunga e regolare e dalla superficie liscia, racchiude il mistero della vita. Giunto il tempo della schiusa, dall’uovo usciva la vita rinnovata. Nelle mitologie più antiche di ogni cultura del pianeta, a partire dalla cultura egizia fino alle culture orientali come quella cinese, o quella indiana, si trovano racconti della creazione del mondo a partire dalla schiusa di un uovo primordiale, creato in principio dalla divinità, appunto perché nell’uovo era racchiuso il segreto della nascita della vitalità dall’inerzia minerale e dal nulla.
L’antico simbolo dell’uovo è stato associato in seguito agli ideali cristiani della resurrezione del Figlio di Dio che morto sarebbe risorto uscendo dal sepolcro rinnovato nella luce e nello splendore di una vita nuova, similmente ad un pulcino che rompe il guscio. Mentre è proprio della tradizione Ebraica l’uso di colorare le uova, per rievocare l’arcobaleno; segno visibile di Dio dato agli uomini, i quali attendono la sua compiuta manifestazione sotto le sembianze del Messia. ALCUNE FOTO ANTICHE SULLA GARA DELLA CIUCCETTA
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